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INTRODUZIONE
Benvenuti a Venezia! Con questa audioguida conosceremo i principali luoghi di un gioiello tutto da scoprire. Parliamo di una città attraversata da 150 canali, collegati da 400 ponti, che ospita centinaia di palazzi e decine di musei, e che arrivò ad avere più di duecento chiese, di cui oggi se ne conserva circa la metà.
Venezia è il capoluogo della regione italiana del Veneto, costruito su un arcipelago di circa 120 isole. A metà del V secolo, gli attacchi di Attila e delle sue truppe costrinsero i veneti a rifugiarsi nei piccoli isolotti che emergono dal terreno paludoso della laguna.
Cominciano così a sorgere i primi insediamenti. Per costruirli si sottrae terra al mare creando isole artificiali sulle quali vengono costruite case sostenute da pali di legno. Tra la fine del VII e l’inizio dell’VIII secolo, un membro della popolazione locale assume il titolo di Magister militum, una carica che precede la figura del doge. Con questa nomina Venezia pone le basi di quella che diventerà una potente repubblica. Il doge stabilisce la sua residenza a Rialto. In quell’epoca questo principale nucleo abitato era conosciuto come Rivo Alto, nome che manterrà fino al X secolo inoltrato.
Comincia allora il periodo più prospero della Repubblica di Venezia, favorito dalla libertà commerciale e dalla crescita della sua potenza marittima. Il doge ottiene il pieno potere nei confronti dell’Impero bizantino; nello stesso tempo viene consacrata per la seconda volta la Basilica di San Marco e viene costruito l’Arsenale.
La “Serenissima”, come era conosciuta la Repubblica di Venezia, ottiene importanti avamposti in Oriente grazie alla sua partecipazione alle Crociate. Parallelamente espande il proprio territorio nell’Italia peninsulare, rafforzando così il suo potere politico.
Nella seconda metà del XV secolo inizia il suo declino, provocato dall’ascesa dell’Impero turco e dall’ingresso di Portogallo e Spagna nella rotta commerciale verso le Indie.
I veneziani e i visitatori devono tenere quotidianamente d’occhio gli avvisi sull’andamento dell’alta marea, soprattutto nei mesi autunnali e invernali. Per un paio d’ore al giorno l’acqua invade le strade di qualche centimetro, per poi ritirarsi gradualmente.
Quando il livello dell’acqua supera i 110 centimetri rispetto allo zero mareografico di Punta della Salute, si parla di “acqua alta”. Questo fenomeno si verifica piuttosto raramente, poiché devono coincidere diversi fattori, come la presenza dello scirocco e delle correnti dell’Adriatico. Piazza San Marco è solitamente la zona più colpita, perché si trova a un livello più basso rispetto al resto della città e l’innalzamento dell’acqua nei canali rende talvolta difficile il passaggio delle imbarcazioni sotto i ponti. Per mitigare questo fenomeno naturale Venezia dispone del sistema MOSE, composto da 78 paratoie idrauliche situate alle insenature della laguna.
Il Canal Grande, a forma di S rovesciata, è la principale arteria della città: è lungo 4 chilometri e ha una larghezza che varia tra i 30 e i 70 metri. Il poeta romantico britannico Lord Byron era solito tornare alla sua residenza a nuoto dopo le uscite serali, in un’epoca in cui le acque erano, senza dubbio, molto più pulite di oggi.
Conosciuto popolarmente come “Canalazzo”, il Canal Grande divide Venezia in due parti: quella orientale, dove si trovano i sestieri di Cannaregio, Castello e San Marco, e quella occidentale, con i quartieri di Dorsoduro, Santa Croce e San Polo.
SAN MARCO
Ci troviamo nel sestiere più famoso e più visitato di Venezia. Qui si trovano alcuni dei principali luoghi di interesse turistico della città, come la Basilica di San Marco con il suo campanile indipendente, l’omonima piazza, il Palazzo Ducale e il Ponte di Rialto.
La Merceria è la strada che collega Piazza San Marco, sede dei poteri religiosi e politici di Venezia, con Rialto, l’antico centro economico e commerciale della città.
La piccola piazza che dà accesso al molo di San Marco è chiamata Piazzetta. Due colonne monolitiche incorniciano quella che in origine era la principale porta d’ingresso a Venezia dal mare. I capitelli bizantini delle colonne sostengono una scultura del Leone di San Marco e una statua di San Teodoro, primo patrono della città.
Sul lato opposto al canale, la Piazzetta è delimitata dalla facciata occidentale del Palazzo Ducale e dalla Libreria Sansoviniana. Questo edificio fu progettato da Sansovino per ospitare i quasi mille codici greci e latini donati dal cardinale Bessarione. Oggi la collezione di questo erudito bizantino è conservata nella Zecca, edificio che ospita la Biblioteca Marciana.
PIAZZA SAN MARCO
È l’unica piazza della città; tutti gli altri spazi aperti sono chiamati campo o “campiello”. Nel IX secolo, lungi dall’essere il centro turistico come lo conosciamo oggi, era una zona di orti irrigati dal rio Batario, che fu successivamente interrato per permettere la costruzione della piazza.
La prima chiesa di San Marco era dedicata a San Teodoro, il patrono della città. Accanto ad essa sorgeva l’antico castello ducale, con le sue torri e le mura. Nel 1723 il convento di San Zaccaria e i suoi giardini lasciarono spazio alla ristrutturazione e all’ampliamento della piazza, trasformandola nel centro nevralgico della città.
La piazza ha una forma irregolare: è larga 82 metri sul lato orientale, quello della basilica e del Palazzo Ducale, e 57 metri sul lato occidentale, con una lunghezza totale di 175 metri.
Sul lato nord si trovano le Procuratie Vecchie e, di fronte ad esse, le Procuratie Nuove, utilizzate da Napoleone come residenza durante l’occupazione francese. Sul lato occidentale della piazza si erge l’Ala Napoleonica.
BASILICA DI SAN MARCO
La prima basilica viene costruita per custodire le reliquie di San Marco nell’anno 828. Secondo la tradizione, alcuni mercanti veneziani trafugarono dall’Egitto il corpo dell’evangelista nascondendolo in una cassa, nascosto dalla carne di maiale, per eludere l’ispezione delle guardie musulmane.
La prima basilica fu distrutta dopo l’incendio del Palazzo Ducale, provocato dalla rivolta del 976, e la seconda basilica fu consacrata due anni dopo. L’edificio attuale risale all’XI secolo e presenta una pianta a croce greca con cinque cupole. La facciata è articolata su due livelli, entrambi suddivisi da cinque archi a tutto sesto.
Al piano inferiore i semicerchi degli archi sono decorati con mosaici che raffigurano scene della vita di San Marco. L’ingresso al tempio, sotto l’arco centrale, è costeggiato da sculture romaniche del XIII secolo.
Il livello superiore presenta sculture gotiche nell’arco centrale mentre i mosaici rappresentano episodi biblici.
Nel XIII secolo quattro cavalli bronzei portati da Costantinopoli furono collocati sulla terrazza della facciata della basilica. Napoleone portò via la quadriga bizantina dopo la conquista di Venezia e non fu restituita fino al 1815. Quelli che oggi si vedono nella loro collocazione originaria sono copie; gli originali si trovano nel Museo di San Marco.
Venezia diventa una sede episcopale indipendente, poiché fino ad allora era sotto la tutela delle diocesi di Grado e Aquileia. Questo tempio diventa il principale centro di culto cattolico veneziano e, oltre a ricevere il titolo di basilica, ottiene anche quelli di cattedrale e di chiesa patriarcale.
Una legge della Repubblica di Venezia imponeva ai mercanti e ai commercianti più ricchi della città di fare donazioni per decorare la basilica. Il tempio si arricchì anche con opere saccheggiate durante le spedizioni militari nel Mediterraneo. Per questo motivo, pur avendo una chiara impronta artistica bizantina, la varietà di stili e materiali gli conferisce un carattere unico ed esalta la sua bellezza.
Il portico della basilica, chiamata anche Chiesa d’Oro, è rivestito da un mosaico del XVII secolo che raffigura il ritrovamento del corpo di San Marco.
Ora ci dirigiamo con l’audioguida verso l’interno, uno spazio che rimane in penombra poiché molte delle finestre del piano inferiore furono murate. La luce che permette di ammirare i più di 4000 metri quadrati di mosaici entra dalle volte del soffitto. Il pavimento è ondulato perché i pali che sostengono il tempio hanno ceduto con il passare degli anni.
La Pala d’Oro è una pala d’altare in oro incastonato con tremila pietre preziose, 80 smalti e 250 pannelli d’oro, situata dietro l’altare maggiore. Risale al 1345 e raffigura Cristo, la Vergine e gli evangelisti.
Il Campanile, che si erge isolato e ancorato a un’estremità della basilica, fu ricostruito dopo il suo crollo nel 1902. Con i suoi 98 metri di altezza offre una vista spettacolare sulla città.
PALAZZO DUCALE
Oggi il Palazzo Ducale è un museo dedicato alla storia del popolo veneziano. Per secoli fu la residenza del doge e il luogo dove si riunivano il Maggior Consiglio e i senatori, oltre a essere lo spazio in cui venivano ricevute le grandi personalità. Anche il servizio segreto e i tribunali avevano sede nel palazzo.
Questa fortificazione in stile gotico custodisce il patrimonio artistico accumulato nel corso di sette secoli dai dogi, i magistrati supremi che nel corso della storia governarono la Repubblica di Venezia.
La facciata rosata poggia su un porticato con capitelli medievali. È costruita secondo la tecnica di inversione delle masse, dando l’impressione che colonne così sottili non riescano a sostenere l’intero edificio.
L’imponente Scala dei Giganti, con le statue di Marte e Nettuno realizzate da Sansovino, conduce alle logge o gallerie. Qui si trova la cosiddetta Bocca di leone, una fessura nella quale i cittadini potevano depositare denunce contro altri abitanti. Queste accuse furono anonime fino al XIV secolo.
Il palazzo espone le opere di Tintoretto, Tiziano e Veronese. Di quest’ultimo spicca Il Paradiso, la tela più grande del mondo, con dimensioni di 22 metri per 7, esposta nella Sala del Maggior Consiglio.
La parte principale del palazzo è occupata in gran parte dagli appartamenti del doge, che non poteva abbandonarli senza autorizzazione. Chi invece non dovette aspettare alcun permesso per fuggire dal palazzo fu l’avventuriero Giacomo Casanova, che evase saltando sui tetti della prigione dei Piombi, così chiamata perché situata sotto il tetto di piombo del palazzo. Le celle chiamate “pozzi” si trovavano al livello dell’acqua e vi venivano rinchiusi i prigionieri più pericolosi.
Il Ponte dei Sospiri attraversa il rio del Palazzo e collega il Palazzo Ducale alle Prigioni Nuove.
PONTE DI RIALTO
Il Ponte di Rialto fu costruito tra il 1588 e il 1592 da Antonio da Ponte, nello stesso punto dove nel XII secolo sorgeva il Ponte della Moneta. Fino al XIX secolo fu l’unico passaggio per attraversare il Canal Grande. In seguito ne furono costruiti altri tre: il Ponte della Costituzione, il Ponte degli Scalzi e il Ponte dell’Accademia.
Il ponte è costruito in gran parte in pietra ed è formato da un unico arco. La sua struttura riprende quella del precedente ponte in legno, con due rampe inclinate che convergono in un portico centrale e lasciano un passaggio alto 7,5 metri, sufficiente per il transito dei galeoni.
Ai lati si trovano dodici cunicoli, sormontati da archi a tutto sesto, che ospitano negozi. Con i suoi 48 metri di lunghezza, il ponte collega il Mercato di Rialto con le strade che conducono verso Piazza San Marco.
Vale la pena percorrerlo a piedi o attraversarlo in barca, per vivere entrambe le esperienze e apprezzare la differenza di prospettive.
LA FENICE
Nel 1774 il più importante teatro d’opera di Venezia, il San Benedetto, fu distrutto da un incendio. Dopo la ricostruzione nacque una disputa tra la famiglia proprietaria e la compagnia che lo gestiva, la Nobile Società dei Palchettisti. I potenti Venier rimasero proprietari dell’edificio e gli amministratori decisero di costruire un nuovo teatro nel campo San Fantin, il cui nome fa riferimento all’Araba Fenice e alla sua rinascita dalle ceneri.
Il nuovo teatro, finanziato da una società di fabbricanti di casse, fu progettato dall’architetto Gianantonio Selva. Dalla sua inaugurazione nel 1792, questa cattedrale dell’opera ha visto esibirsi i più prestigiosi direttori d’orchestra, come Karajan, Stravinskij o Bernstein, e i migliori interpreti del bel canto, come Maria Callas, Luciano Pavarotti o Alfredo Kraus.
Giuseppe Verdi iniziò la sua collaborazione con La Fenice nel 1844, dove presentò in prima assoluta La Traviata e Rigoletto, e nel 1930 la Biennale di Venezia vi celebrò il primo Festival Internazionale di Musica Contemporanea.
Il teatro è un luogo molto visitato, grazie alla sua elegante decorazione interna, dove spiccano l’atrio, il foyer, le Sale Apollinee e il palco reale delle gallerie superiori. Ospita inoltre mostre temporanee e un’esposizione permanente dedicata a Maria Callas.
La Fenice subì due incendi, nel 1836 e nel 1996, seguiti dalle rispettive ricostruzioni. L’ultimo incendio sembra sia stato provocato da due elettricisti che appiccarono il fuoco per evitare le penali legate al ritardo nei lavori di ristrutturazione che stavano eseguendo. Aldo Rossi fu incaricato della ricostruzione, rispettando lo stile originario e seguendo il motto “com’era, dov’era”.
MUSEO CORRER
Il museo ospita la collezione sulla storia politica e culturale di Venezia donata alla città da Teodoro Correr nel 1830. L’edificio occupa l’antica Ala Napoleonica, costruita sul sito della chiesa di San Geminiano, demolita nel 1808, e parte delle Procuratie, che erano gli antichi uffici e le residenze degli alti funzionari della Repubblica.
L’Ala Napoleonica collega le Procuratie Vecchie con le Procuratie Nuove. Insieme al Museo Correr si visitano anche il Museo archeologico e la Zecca, sede della Biblioteca Nazionale Marciana. Di questo edificio Palladio disse che era l’opera più bella costruita dai tempi antichi. La Zecca, o Casa della Moneta, fu realizzata da Sansovino tra il 1557 e il 1566. Questo edificio a due piani, situato accanto alla Libreria sul molo di San Marco, ha l’aspetto di una fortezza, poiché era destinato a custodire l’oro della città.
La biblioteca, creata a partire dalla donazione del cardinale Bessarione nel 1468 di un migliaio di testi greci e latini, oggi conta circa 900.000 volumi grazie ai contributi successivi.
DORSODURO
Il sestiere di Venezia situato più a sud, delimitato dal Canal Grande e dal Canale della Giudecca, è un quartiere che si distingue per la ricchezza artistica custodita nelle sue chiese e nei suoi musei. Molte di queste opere possono essere ammirate nel cosiddetto “Dorsoduro Museum Mile”. Il nome di questo quartiere potrebbe alludere alla durezza del terreno argilloso su cui sorge il quartiere.
Campo Santa Margherita, punto d’incontro serale degli studenti universitari, durante il giorno ospita banchi di pesce, frutta e verdura. Le Zattere, a sud del quartiere, sono oggi una “fondamenta”, ovvero un tratto di strada che costeggia il canale lungo circa due chilometri. Un tempo ospitavano i magazzini del sale e l’antico molo dove veniva scaricato il legname. Questo percorso offre splendide viste sull’isola della Giudecca e una piacevole zona dove bere un caffè o gustare uno dei suoi famosi gelati nei numerosi bar all’aperto.
GALLERIE DELL'ACCADEMIA
Un decreto napoleonico del 1807 trasferisce l’Accademia dei Pittori e degli Scultori di Venezia, fondata nel XVIII secolo, dal sestiere di San Marco alla Chiesa di Santa Maria della Carità e al Monastero dei Canonici Regolari Lateranensi. Con questo spostamento diventa un importante centro educativo dell’Accademia di Belle Arti di Venezia.
All’inizio vi venivano conservati solo i lavori degli studenti, ma la collezione cresce grazie a donazioni e acquisizioni, rendendo necessari vari interventi di ristrutturazione dell’edificio, realizzati tra gli altri da Giorgio Massari, Andrea Palladio e Giovanni Selva.
Sebbene inizialmente il suo scopo fosse l’acquisizione di opere di artisti italiani e stranieri per servire da esempio e modello agli studenti, dalla fine del XIX secolo l’attenzione si concentra sugli autori locali. La galleria riunisce la più importante collezione al mondo di dipinti di artisti veneziani, che copre cinque secoli, dal XIV al XVIII. La Tempesta di Giorgione e la Pietà di Tiziano fanno parte di questa collezione. Vi è esposta anche la controversa Convito in casa di Levi, inizialmente intitolata Ultima Cena, che portò il suo autore, Veronese, davanti all’Inquisizione per aver rappresentato cani e soldati ubriachi accanto agli apostoli.
PUNTA DELLA DOGANA
Questo punto strategico divide il Canal Grande dal Canale della Giudecca.
La Dogana da Mar dovette essere trasferita dall’Arsenale all’estremità occidentale di Dorsoduro a causa della crescita dell’attività commerciale della città. Questi magazzini, costruiti nel 1677 da Giuseppe Benoni, funzionarono come dogana fino agli anni Ottanta del Novecento e, dopo essere stati acquistati dalla Fondazione Pinault nel 2009, ospitano oggi mostre temporanee.
Accanto alla Dogana si trova il Seminario Patriarcale, un antico convento barocco progettato da Baldassare Longhena nel XVII secolo. Questo edificio iniziò a ricevere opere d’arte dopo il decreto di Napoleone che ordinò la soppressione di chiese e conventi all’inizio del XIX secolo. Ospita anche la Pinacoteca Manfrediniana, lascito del marchese Manfredini.
MUSEO PEGGY GUGGENHEIM
Il Palazzo Venier dei Leoni è conosciuto anche come il palazzo non finito, poiché consta di un solo piano dei quattro previsti dal progetto originario. Fu acquistato come residenza da Peggy Guggenheim, erede del magnate statunitense morto nel naufragio del Titanic. In questo museo è esposta la sua collezione di oltre 200 sculture e dipinti europei e nordamericani della prima metà del XX secolo, che comprende opere cubiste, futuriste, espressioniste e surrealiste di artisti come Picasso, Pollock, Kandinsky, Dalí e Miró.
La mecenate, che fuggì da Parigi pochi giorni prima dell’occupazione nazista, si sposò in seconde nozze con il pittore surrealista Max Ernst, potendo in questo modo ampliare i suoi contatti nel mondo artistico. Peggy è sepolta accanto ai suoi amati cani, sotto le sculture di Giacometti che adornano il giardino del suo palazzo.
CHIESA DI SAN SEBASTIANO
Questa chiesa rinascimentale ad una sola navata fu fondata nel XV secolo da monaci eremiti di San Girolamo. Tra il 1505 e il 1548 fu ristrutturata da Antonio Scarpagnino. L’abate Bernardo Torlini commissionò un ciclo pittorico a Paolo Caliari, pittore veronese noto come il Veronese, le cui spoglie riposano in questa chiesa per sua stessa volontà. Secondo la leggenda, vi si rifugiò dopo essere stato accusato di omicidio.
Il pittore lavorò per tre decenni in questo tempio, occupandosi anche del progetto dell’organo, le cui portelle sono decorate con scene della vita di Gesù. Il soffitto raffigura scene della vita di Ester e sopra l’altare maggiore si può vedere una Madonna in gloria con santi. Da segnalare anche un San Nicola di Tiziano.
BASILICA DELLA SALUTE
La Serenissima affidò a Baldassare Longhena la costruzione di questa chiesa, situata nella zona di Punta della Dogana, come ringraziamento alla Vergine per la fine della terribile pestilenza che colpì la città nel 1630.
Longhena impiegò 50 anni per completare l’opera, progettando una pianta ottagonale come una sorta di corona dedicata alla Vergine, che funge da base per la sua enorme cupola. L’esterno è decorato con grandi volute e dalla scalinata d’ingresso è possibile osservare la splendida vista sul Palazzo Ducale. Nella sacrestia di questa chiesa barocca si possono ammirare alcune opere di Tiziano e Tintoretto.
Ogni 21 novembre si celebra la festa della Madonna della Salute, con una processione che parte da Piazza San Marco e termina nella chiesa dopo aver attraversato un ponte votivo temporaneo costruito su barche. Lo scrittore Henry James era un grande ammiratore di questa chiesa.
CA’ REZZONICO
In uno dei palazzi più belli affacciati sul Canal Grande si può scoprire come viveva la nobiltà nel Settecento, tra gli affreschi di Tiepolo sui soffitti, i dipinti di Longhi sulle pareti e le opere di Canaletto o Rosalba Carriera appese ai muri. I pavimenti in marmo e il lungo colonnato che conduce al Canal Grande riflettono l’eleganza dell’edificio.
Il palazzo fu costruito da Baldassare Longhena su commissione della famiglia Bon. Nel 1751 passò nelle mani della famiglia Rezzonico dopo il fallimento dei primi proprietari. Giorgio Massari fu incaricato di completare il palazzo, nel quale vissero personalità note come il poeta Robert Browning e il musicista Cole Porter.
SAN POLO
Il quartiere più piccolo e più centrale della città ospita anche la piazza più grande di tutta Venezia, Campo San Polo, dove sorge la Chiesa di San Paolo Apostolo e dove un tempo si svolgevano giochi taurini.
Questo sestiere fu uno dei primi ad essere abitato, da qui il suo intricato labirinto di strade e l’alta densità di abitazioni. È collegato a San Marco dal Ponte di Rialto. A dare colore e vivacità alla zona sono la Pescaria, il mercato del pesce, e l’Erbaria, il mercato di frutta e verdura.
Nel suo antico quartiere a luci rosse si trova il Ponte delle Tette, che deve il suo nome per l’usanza delle prostitute di mostrare il corpo seminudo dalle finestre degli edifici vicini per attirare i clienti.
Nel campo di San Giacomo di Rialto si trova il Gobbo di Rialto, una statua di marmo raffigurante una figura maschile inginocchiata che sostiene sulle spalle una scala sulla quale saliva un funzionario per comunicare ai cittadini decreti e sentenze.
CHIESA DI SAN POLO
Costruita nel IX secolo per ordine del doge Pietro Gradenigo, conserva la disposizione originale a tre navate, tipica dell’architettura veneziano-bizantina. Mantiene inoltre una volta lignea del XV secolo, nonostante le ricostruzioni realizzate nei secoli XV e XVIII.
Tra le opere conservate al suo interno si trovano L’Ultima Cena e L’Ascensione della Vergine di Tintoretto, oltre a una pala d’altare di Veronese raffigurante lo Sposalizio di Maria Vergine. Spiccano inoltre le quattordici tele della Via Crucis, un capolavoro del XVIII secolo realizzato da Giandomenico Tiepolo.
CASA DI CARLO GOLDONI
Il palazzo, noto anche come “Centanni”, risale al XV secolo ed è in stile gotico veneziano. Fu sede di un’accademia artistica e letteraria quando la famiglia Centanni viveva nella casa come affittuaria. Nel 1707 nacque in questo palazzo il grande drammaturgo Carlo Goldoni. Nel 1953, dopo essere stato donato alla città e restaurato, l’edificio divenne sede del Museo Goldoni e di un centro di studi teatrali.
Dal punto di vista architettonico spicca la sua facciata tripartita affacciata sul canale, con finestre quadrifore.
BASILICA DI SANTA MARIA GLORIOSA DEI FRARI
Questa chiesa fa parte di un complesso monastico costruito tra il XIV e il XV secolo dai francescani. Lo stile tardo gotico francescano si riflette nella sobria facciata in mattoni a vista. Tre pinnacoli coronano la parte superiore e tre statue affiancano l’arco dell’ingresso.
La chiesa, nella quale si ritiene sia sepolto Tiziano, è divisa in tre navate e sette cappelle. Sull’altare maggiore è esposta l’Assunta, una delle opere più celebri della fase finale della carriera di Tiziano. Si può inoltre ammirare il Trittico dei Frari di Giovanni Bellini, capolavoro della pittura veneziana del XV secolo. All’esterno spicca il suo campanile in terracotta alto 70 metri, il secondo più alto della città dopo quello di San Marco.
SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO
La Scuola fu fondata nel 1478 dai confratelli di San Rocco, dedicati ad assistere e confortare gli ammalati di peste, seguendo l’esempio del santo a cui erano devoti.
Con l’aumento del numero dei confratelli, il Consiglio dei Dieci della Serenissima la dichiarò Scuola Grande. Per questo motivo, nel 1517 fu affidata a Bartolomeo Bon la costruzione di una nuova sede, completata successivamente anche da Scarpagnino. Il risultato è una combinazione di stili rinascimentale e barocco, dovuta alla lunga durata dei lavori.
Nel 1564 fu indetto un concorso per la decorazione dell’edificio, vinto da Tintoretto. Il pittore e i suoi allievi realizzarono il celebre ciclo pittorico con episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento, oltre ad altre opere con scene della vita di Cristo.
SANTA CROCE
È un quartiere tranquillo, per quanto possibile in una città con alta affluenza turistica come Venezia. Il suo nome deriva da un’antica chiesa, demolita per far posto ai giardini Papadopoli, che nel XIX secolo ospitarono uno zoo e un giardino botanico con specie esotiche.
Piazzale Roma, con la sua stazione degli autobus, è il principale nodo di comunicazione stradale tra Venezia e la terraferma. Questo sestiere è collegato alla stazione ferroviaria di Santa Lucia tramite il Ponte della Costituzione, opera di Calatrava.
FONDACO DEI TURCHI
Il palazzo servì inizialmente come residenza dell’aristocrazia tra il XIII e il XV secolo, per poi diventare la sede del Museo di Storia Naturale alla fine del XVIII secolo. Possiede un’importante biblioteca e conserva più di due milioni di reperti, tra cui animali esotici portati dagli esploratori veneziani sotto la guida di Marco Polo. L’istituto scientifico svolge inoltre importanti studi sulla laguna e sulla sua fauna.
CHIESA DI SAN GIACOMO DALL’ORIO
Situata nel campo di San Giacomo dall’Orio, risale probabilmente al IX o X secolo ed è considerata una delle chiese più antiche di Venezia. Sia il campo sia la chiesa devono il loro nome a una pianta di alloro, l’“orio”, che cresceva nei dintorni.
San Giacomo non acquisì la struttura attuale, con pianta a croce latina e cappelle laterali, fino al XIII secolo. Di quest’epoca si conserva il campanile romanico. L’esterno è sobrio, mentre l’articolata struttura interna presenta un soffitto ligneo con travi a vista a carena di nave. Lo spazio centrale è chiuso da un magnifico soffitto a cassettoni del XIV secolo. La sacrestia custodisce dipinti rinascimentali di artisti come Schiavone, Veronese e Palma il Giovane.
CANNAREGIO
È il sestiere situato di fronte alla terraferma e il principale punto di accesso a Venezia dopo la costruzione del ponte ferroviario a metà del XIX secolo. Si caratterizza per i suoi piccoli campi, come quelli di Sant’Alvise, dei Mori e dell’Abbazia, oltre a essere il luogo in cui fu istituito il quartiere ebraico.
Qui nacque il viaggiatore più famoso di Venezia, Marco Polo, e si ritiene che sia sepolto nella chiesa di San Lorenzo. La parte occidentale del sestiere è attraversata dal Canale Regio, o Canale di Cannaregio, il secondo più importante dopo il Canal Grande.
La maggiore estensione del quartiere ha permesso uno sviluppo urbanistico più regolare rispetto al resto di Venezia, e molte delle sue case dispongono di un piccolo giardino o orto.
QUARTIERE EBRAICO
Agli ebrei non fu permesso di entrare in città fino al XIV secolo. Durante il Rinascimento italiano, tra il XIV e il XVI secolo, fu loro consentito esercitare professioni come l’editoria, la medicina, il commercio e la banca, attività nelle quali si distinsero finché papa Giulio non ne proibì l’esercizio.
Nel 1516 fu ordinato a tutta la comunità ebraica di stabilirsi nel “Ghetto Nuovo”, la nuova fonderia. Nacque così il quartiere ebraico più antico d’Europa e si diffuse il termine “ghetto”, che si estese poi al resto del continente. Durante il giorno gli ebrei potevano circolare liberamente, a condizione di identificarsi indossando un cappello o un segno distintivo giallo. Nel 1541 arrivarono altri ebrei espulsi dalla Penisola Iberica, che furono sistemati nel “Ghetto Vecchio”. Il sovraffollamento della popolazione fece sì che il quartiere si sviluppasse in altezza, con edifici fino a sette piani e soffitti bassi.
La Sinagoga Levantina, del 1538, è l’unica delle cinque sinagoghe del ghetto ad avere un edificio proprio ed è anche la più lussuosa. Nel 1943 Mussolini deportò la maggior parte dei suoi abitanti nei campi di concentramento, dai quali tornarono soltanto 37 persone, come ricorda un monumento nel quartiere.
CA' D'ORO
Il palazzo, costruito nella prima metà del XV secolo dal ricco mercante Marino Contarini, mescola gli stili bizantino e gotico veneziano e ricorda la residenza dei dogi. È composto da tre piani, una distribuzione architettonica molto diffusa a Venezia. La facciata, realizzata nel 1430 da Giovanni e Bartolomeo Bon, padre e figlio, era originariamente rivestita d’oro, da cui deriva il nome del palazzo. Spicca il mosaico del pavimento, che imita quelli delle basiliche paleocristiane. La vera da pozzo, realizzata da Bartolomeo Bon nel XV secolo, dovette essere riacquistata da un antiquario per poter essere restituita alla sua collocazione originaria.
Oggi è la sede della Galleria Giorgio Franchetti. Il barone Franchetti acquistò l’edificio nel 1895 e nel 1916 lo donò allo Stato insieme alla sua collezione d’arte.
Tra le opere esposte nella Galleria Franchetti spiccano il celebre San Sebastiano di Andrea Mantegna e gli affreschi di Giorgione e Tiziano realizzati per il Fondaco dei Tedeschi. La collezione comprende anche dipinti di artisti non italiani, tra cui Van Eyck e altri rappresentanti della scuola olandese del XVII secolo.
CA’ VENDRAMIN CALERGI
La famiglia Loredan commissionò a Mauro Codussi la costruzione di questo palazzo, la cui facciata in marmo bianco si affaccia sul Canal Grande. Oggi l’edificio, in stile rinascimentale, ospita il Casinò di Venezia e il Museo Wagner, poiché il celebre compositore tedesco ebbe qui la sua residenza e vi morì nel 1883.
CHIESA DELLA MADONNA DELL’ORTO
Originaria del XIV secolo, in stile gotico veneziano, fu ristrutturata cento anni più tardi. In origine la chiesa era dedicata a San Cristoforo, ma un’immagine miracolosa della Vergine col Bambino trovata in un orto vicino le diede il nome attuale. La semplice facciata in terracotta è divisa in tre parti corrispondenti alle tre navate interne.
Spiccano la cappella rinascimentale Valier, con la Madonna di Giovanni Bellini, e la cappella Contarini, con la pala di San Giovanni Battista di Giambattista Cima da Conegliano. La cupola a forma di bulbo, opera di Bon, corona il campanile dell’inizio del XVI secolo.
È considerata la chiesa del pittore Jacopo Tintoretto, qui sepolto, poiché viveva nelle vicinanze e realizzò numerose opere per la sua decorazione, tra cui il Miracolo di Sant’Agnese, La Presentazione della Vergine al tempio, L’Adorazione del vitello d’oro e Il Giudizio universale.
CASTELLO
È il sestiere più esteso, popolare e vivace, ed è l’unico che non si affaccia sul Canal Grande. Dispone di due grandi spazi verdi: da un lato i Giardini Pubblici, voluti da Napoleone e occupati per due terzi dalla Biennale, e dall’altro la Pineta di Sant’Elena, conosciuta anche come Parco della Rimembranza.
Il quartiere di Castello fu uno dei primi nuclei urbani abitati della città. Per questo motivo la Basilica di San Pietro di Castello ospitò la sede patriarcale, il principale centro religioso della città, fino a quando nel 1807 Napoleone la trasferì a San Marco. L’Arsenale, costruito nel XII secolo per la costruzione della potente flotta veneziana, divide il quartiere in due parti.
La Riva degli Schiavoni delimita Castello a sud. Si tratta di un ampio percorso che parte dal retro del Palazzo Ducale e termina ai Giardini pubblici.
ARSENALE E MUSEO STORICO NAVALE
L’Arsenale, simbolo del potere militare della Repubblica di Venezia, si trova all’estremità orientale della città in una posizione privilegiata per controllare la laguna. Il complesso occupa più di 40 ettari ed è circondato da mura e canali. È stato restaurato e oggi è un complesso militare a cui l’accesso è vietato.
Un vaporetto passa attraverso il canale interno e permette di vedere alcuni dei suoi edifici, come quello che ospitava il Bucintoro, l’imponente galea di Stato sul quale il doge usciva in mare il giorno dell’Ascensione durante la Festa della Sensa. Durante la cerimonia il doge lanciava un anello nell’acqua, gesto che simboleggiava lo sposalizio della città con il mare.
L’arco trionfale dell’ingresso rinascimentale è coronato dal leone di San Marco. Le imbarcazioni attraversavano il ponte dell’Arsenale, che era mobile, per entrare nell’Arsenale Vecchio. L’Arsenale Nuovo fu costruito tra il XIV e il XV secolo.
Il Museo Storico Navale, costruito su un antico granaio nel campo di San Biagio, è un edificio del XV secolo con cinque piani e 42 sale, dove si possono vedere trofei, modelli di navi e imbarcazioni da pesca a grandezza naturale.
Nel 1577 fu sede del Maggior Consiglio, il principale organo di governo della città, che dovette trasferirsi temporaneamente a causa dell’incendio del Palazzo Ducale.
PALAZZO QUERINI STAMPALIA
Il palazzo risale al XVI secolo e fu ristrutturato nel XVIII secolo. Dal 1869 è sede della fondazione omonima creata dal conte Giovanni, dopo la donazione alla città della collezione d’arte e della maggior parte degli arredi di famiglia. I mobili, gli specchi, le lampade di Murano, i globi terrestri e le porcellane del XVIII secolo e del periodo neoclassico riflettono l’atmosfera che si viveva nel palazzo. Tra il 1807 e il 1850 fu residenza dei patriarchi di Venezia. Questo ambiente aristocratico viene ricreato per i visitatori grazie alle attività di interpretazione promosse dalla fondazione del museo.
Questa pinacoteca riunisce opere di maestri veneziani come Bellini, Tiepolo, Palma il Vecchio e Palma il Giovane, Strozzi o Longhi. La fondazione conserva 67 opere del pittore barocco Gabriele Bella. Oltre alle esposizioni temporanee, l’edificio ospita una biblioteca contenente circa 400.000 volumi.
GIARDINI PUBBLICI E LA BIENNALE
I giardini furono costruiti per volontà di Napoleone, che ordinò la demolizione di edifici religiosi e l’interramento del canale formato dal rio di Castello. Da questo intervento nacque la Via Garibaldi, il viale più ampio di Venezia, che si collega all’isola di San Pietro.
La Biennale di Venezia nacque nel 1895 e, nonostante il nome, non si svolge ogni due anni. Negli anni dispari la rassegna è dedicata all’arte e si tiene tra giugno e ottobre. Negli anni pari, tra settembre e novembre, la manifestazione è invece dedicata all’architettura.
Nel XIX secolo la Biennale iniziò a svolgersi nella parte orientale dei giardini, in un antico edificio destinato ai concerti. Dal 1907 i paesi partecipanti costruiscono i propri padiglioni, che oggi sono circa una trentina.
CHIESA DI SANTA MARIA FORMOSA
Situata nel campo omonimo e circondata da vari palazzi di stili diversi, la leggenda racconta che al vescovo San Magno apparve un’immagine particolarmente bella della Vergine, formosa in latino, da cui deriva il nome del luogo. L’attuale chiesa fu costruita alla fine del XV secolo da Mauro Codussi su un edificio precedente del XII secolo.
Presenta una pianta a croce latina e un campanile aggiunto successivamente. Tra le opere conservate al suo interno spiccano Il polittico di Santa Barbara di Palma il Vecchio, Madonna con Bambino e San Domenico di Giambattista Tiepolo e il trittico della Misericordia di Bartolomeo Vivarini.
PALAZZO GRIMANI
L’edificio, originariamente residenza della famiglia Grimani, fu rinnovato nel Cinquecento e decorato con affreschi, marmi e stucchi. Una monumentale scalinata, opera di Federico Zuccari, conduce al piano nobile. Qui si trovano i cosiddetti Camerini di Callisto e di Apollo, con stucchi di Giovanni da Udine e affreschi di Francesco Salviati, oltre alla sala da pranzo, che conserva i pavimenti originali e splendidi camini.
La Tribuna fu costruita per esporre la maggior parte delle 130 sculture in marmo di origine greca e romana della collezione di famiglia. Queste opere furono donate alla città dal cardinale Giovanni Grimani e oggi sono distribuite tra il Museo archeologico e la Libreria Marciana.
BURANO
Quest’isola si trova a 8 chilometri a nord-est di Venezia, a circa 40 minuti di vaporetto da Cannaregio, ed è facilmente riconoscibile per le sue case dai colori vivaci. La tradizione racconta che i pescatori dell’isola le dipinsero così per poterle distinguere dalle loro barche quando tornavano dalla pesca.
Nel XVI secolo si sviluppò l’arte del merletto, praticata dalla moglie del doge, Elisabetta Morosini. I ricami di Burano raggiunsero una tale fama mondiale che il re Luigi XIV ne proibì l’importazione in Francia e creò una propria industria per imitarli. Nel XIX secolo furono fondate sull’isola diverse scuole del merletto per rilanciare questa attività, alla quale è dedicato il Museo del Merletto, situato nel Palazzo del Podestà.
La piazza principale rende omaggio al musicista Baldassare Galuppi con un museo dedicato alla sua figura. Qui si trova anche la Chiesa di San Martino, che custodisce La Crocifissione, un’opera giovanile di Giambattista Tiepolo del 1725.
MURANO
Conosciuta anche come l’isola della luce, è la più vicina a Venezia e presenta una struttura urbanistica molto simile. Il suo periodo di maggiore splendore inizia nel XIII secolo, quando ottiene una certa indipendenza dalla Repubblica. Nei secoli XV e XVI nobili e borghesi costruiscono i loro palazzi sull’isola.
I maestri vetrai lavoravano già a Venezia nel X secolo e, per timore che i loro forni potessero provocare incendi in una città costruita in gran parte in legno, nel XIII secolo furono trasferiti a Murano. Questi artigiani del vetro avevano il privilegio di imparentarsi con la nobiltà, ma non potevano lasciare Venezia per evitare che la loro arte venisse copiata altrove.
Nel Palazzo Giustiniani si trova il Museo del Vetro, fondato nel 1861, dove viene spiegato come lavoravano queste famiglie di artigiani.
La Basilica dei Santi Maria e Donato, in stile romanico-bizantino e costruita sulle fondamenta di una chiesa precedente, presenta un forte contrasto: l’abside, più vicina al canale, è riccamente decorato con il suo mosaico dorato della Vergine, mentre la facciata che si affaccia sul campo interno dell’isola è molto più sobria.
Dietro l’altare sono conservate le ossa di un drago che, secondo la leggenda, fu ucciso da San Donato. Il pavimento conserva un bellissimo mosaico del XII secolo e spicca anche il campanile romanico.
La Chiesa di San Pietro Martire ospita dipinti di maestri veneziani come Jacopo e Domenico Tintoretto, Giovanni Bellini, Paolo Veronese e Bartolomeo Vivarini.
SAN GIORGIO MAGGIORE
Quest’isola appartiene al sestiere di San Marco, dal quale è separata dalle acque del Canale della Giudecca. Qui sorge la Chiesa di San Giorgio Maggiore, completata nel 1610. La sua facciata in pietra bianca d’Istria, opera di Andrea Palladio, sembra emergere dalle acque.
Per superare la differenza di altezza tra la navata centrale e quelle laterali, Palladio ricorse alla tecnica della sovrapposizione di due templi classici, con un frontone triangolare a coronare la navata centrale e due mezzi frontoni per le laterali. Quattro colonne giganti su piedistalli e due nicchie con le statue di San Giorgio e San Stefano decorano la facciata.
Il campanile, anch’esso rivestito in pietra d’Istria, è alto 60 metri e offre una splendida vista su Venezia e sulla sua laguna.
L’interno, con una navata centrale e due laterali, è molto luminoso grazie alle grandi aperture. Due opere tarde di Tintoretto, La raccolta della manna e L’Ultima Cena, si trovano da parte all’altare.
Dietro la chiesa si trova l’antico monastero del X secolo, ricostruito nel XIII secolo, che ospita l’eccellente biblioteca progettata da Longhena con oltre centomila volumi. Il monastero accoglieva i pellegrini di ritorno dalla Terra Santa e le personalità politiche che visitavano la Repubblica. Ogni 26 dicembre riceveva la visita del doge e del suo seguito. Oggi l’edificio è gestito dalla Fondazione Cini.
Vale la pena visitare il suo giardino labirintico e il chiostro dei cipressi.
IL LIDO
Quest’isola, situata a 1,5 chilometri da Venezia, a circa 15 minuti di barca, funge da barriera tra la laguna e il mare aperto. Gran parte dei suoi 12 chilometri di lunghezza e fino a 4 di larghezza è occupata dalle sue spiagge, per lo più private, situate sul lato che si affaccia sull’Adriatico. All’estremità nord-orientale il Forte di San Nicolò difendeva l’ingresso al porto del Lido e, di conseguenza, alla città di Venezia.
Alla fine di agosto, per due settimane, il Lido ospita la Mostra di Venezia, il festival internazionale del cinema. Prima della costruzione della sua sede attuale nel 1936, il festival si svolgeva all’Hotel Excelsior.
Il Grand Hotel des Bains, anch’esso situato sul Lungomare Guglielmo Marconi, fu utilizzato da Visconti per girare il suo adattamento cinematografico del celebre romanzo di Thomas Mann, Morte a Venezia.
Sull’isola di Pellestrina, una stretta striscia di terra a sud del Lido, il geografo Vincenzo Coronelli progettò nel XVIII secolo dei muri di contenimento costruiti con blocchi di pietra bianca d’Istria, conosciuti come murazzi. Pellestrina è l’isola abitata più lontana da Venezia.
GIUDECCA
Quest’isola, situata di fronte al sestiere di Dorsoduro, era conosciuta anche come “Spinalonga” per la sua forma allungata. Un importante processo celebrato nel IX secolo condannò diverse famiglie della nobiltà all’esilio sull’isola, dove furono loro assegnati dei terreni. Nel XVI secolo divenne la destinazione preferita dell’élite della città per stabilire seconde residenze in zone verdi, mentre nel XIX secolo ospitò una potente industria militare con le sue enormi e poco eleganti fabbriche. Questi edifici, oggi in disuso, vengono progressivamente riconvertiti in laboratori per artisti veneziani.
La Chiesa del Redentore fu iniziata da Andrea Palladio nel 1577 come ringraziamento per la fine di un’epidemia di peste e portata a termine da Antonio da Ponte nel 1592. Presenta molte somiglianze con San Giorgio Maggiore, poiché entrambe furono progettate dallo stesso architetto. Esempi di questa somiglianza sono la facciata con due templi classici sovrapposti e la vicinanza della cupola del transetto all’ingresso, che conferisce maggiore profondità al coro.
Il terzo sabato di luglio si celebra la Festa del Redentore, con un pellegrinaggio dei fedeli dalle Zattere, sulla riva opposta del Canale della Giudecca, fino alla chiesa, attraversando un ponte provvisorio formato da barche.
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